Un film tra poesia e documentarismo sulle radici della cultura americana

Cinema
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Un documentario mostra pellicole di cent’anni fa, ritrovate per caso e traccia l’emozionante storia dell’America di inizio Novecento.

Dawson City è una cittadina canadese di 2.000 anime, al confine con l'Alaska, sopravvissuta ai fasti di inizio Novecento, quando divenne la capitale della corsa all'oro, attirando nugoli di cercatori di ricchezza e fortuna. In questo paesino oltre i confini della civiltà e della Grazia di Dio, tre erano i modi per ammazzare il tempo: il whisky, le donnine facili e i film di un nascente cinema dai vagiti esili ma continui.

Le pellicole, dopo essere state proiettate, venivano seppellite nel ghiaccio, dove sono rimaste a riposare nel gelo, finché in tempi recenti qualcuno le ha scoperte per caso e tirate fuori in perfetto stato. Oggi Bill Morrison ha realizzato un toccante documentario sulla storia del cinema degli albori che diventa rivelatore della vita comune, quotidiana dell’America di cent’anni fa.

Un prezioso viaggio nel passato alla ricerca delle radici del cinema e della società americana, di un’era sì lontana nel tempo, ma sempre intimamente legata alla nostra cultura.

Il film è stato recentemente proiettato a Bologna in Piazza Maggiore, nell'ambito della rassegna estiva "Sotto le stelle del Cinema 2017", che ha l'incontestabile pregio di presentare al pubblico pellicole di culto, normalmente ignorate dagli ordinari canali di distribuzione cinematografica.

Ugo De Santis

 

Dawson City il tempo tra i ghiacci

(USA/2016) di Bill Morrison (120')

Regia, sceneggiatura, fotografia e montaggio: Bill Morrison. Musica: Alex Somers.

 

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