G7 Ambiente: USA non firmano parte della dichiarazione

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Oltre alla risoluzione sul clima, gli Stati Uniti non sosterranno nemmeno le banche di sviluppo.

Defezione Usa a parte, il ministro per l'ambiente Gian Luca Galletti ha dichiarato che il G7 Ambiente "è stato il vertice del dialogo". Poiché è vero che la dichiarazione finale è stata adottata all'unanimità, tuttavia, in una postilla gli Usa hanno dichiarato di non aderire alla sezione clima e banche per lo sviluppo.

Nella postilla, si legge integralmente: «Noi gli Stati Uniti d'America continuiamo a dimostrare attraverso l'azione, avendo ridotto la nostra impronta di CO2, come dimostrato dal raggiungimento a livello nazionale dei livelli di CO2 pre-1994. Gli Stati Uniti continueranno a impegnarsi con i partner internazionali chiave in un modo che sia coerente con le nostre priorità nazionali, preservando sia una forte economia che un ambiente salubre. Di conseguenza, noi gli Stati Uniti non aderiamo a queste sezioni del comunicato sul clima e le… [Banche Multilaterali di Sviluppo, n.d.a.], agendo così rispetto al nostro recente annuncio di ritirarci e cessare immediatamente l'attuazione dell'Accordo di Parigi e gli impegni finanziari associati».

Il documento completo, è stato infine firmato dai ministri di sei paesi su sette e dall'Unione Europea. Quest'ultima, ha espresso la sua deplorazione per l'atteggiamento statunitense, attraverso il Commissario UE all'Ambiente Karmenu Vella: «... pensiamo che la via da percorrere per il mondo intero, sia perseguire un'economia più efficiente e a basse emissioni di carbonio, e sono molto lieto che questa opinione sia stata confermata...».

Dal canto suo, il Direttore dell'Agenzia dell'Ambiente USA Scott Pruitt, ha insistito che la Conferenza di Parigi del 2015, non è l'unica strada per gestire le emergenze ambientali, ribadendo che gli Stati Uniti continueranno a esercitare la loro leadership globale, mettendo a disposizione del pianeta, loro soluzioni mirate alle sfide ambientali che man mano si presenteranno.

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Foto: il Canada in inverno

Molto diplomaticamente, Galletti, ha insistito sui punti positivi del vertice: «Poteva essere un G7 della rottura ed invece è stato il G7 del dialogo», basandosi sul concetto d'aver lavorato per erigere ponti e non alzare barricate. Galletti ha voluto sottolineare che l'accordo di Parigi sul clima è irreversibile e non negoziabile, l'unico strumento per contrastare i cambiamenti climatici, concludendo che si auspica una maggior apertura da parte degli Usa. I termini dell’accordo per l’ambiente, ovvero la Road Map di Bologna, riguardano: finanza sostenibile, economia circolare, efficienza delle risorse, rifiuti marini e un maggior impegno per l'Africa.

La realizzazione di questi obbiettivi, esige un'azione congiunta multinazionale, se si vogliono contrastare seriamente le emissioni di CO2 e il surriscaldamento globale. Ecco perché, l’unica via efficace e praticabile è quella tracciata a Parigi nel 2015, per agire incisivamente, occorre quindi concentrarsi su questa e non su sporadiche azioni individuali da parte di singoli stati. Se da un lato possiamo considerare positivamente il risultato finale del G7 di Bologna, affermando che l'adesione di sei paesi su sette e il parziale impegno degli USA siano comunque un successo.

Se resta contraddittorio l’atteggiamento Statunitense, che prima si defila, poi dichiara che contribuirà esternamente esercitando la sua leadership. Riteniamo che, finché gli Stati Uniti non aderiranno in toto al progetto, sarebbe meglio lasciare la guida sulle tematiche ambientali, alle nazioni che dimostrano un'autentica sensibilità ambientale.

Luciano Bonazzi


N.D.A. Le dichiarazioni virgolettate, sono tratte da comunicati ANSA sul G7 Ambiente, articolo precedente di BNB sullo stesso argomento: G7 Ambiente a Bologna: quali obiettivi?

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