Le previsioni del Global Risk Report 2026

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Un’incertezza senza precedenti.

Il Global Risks Report 2026 del World Economic Forum (WEF) arriva alla sua 21ª edizione e restituisce l’immagine di un mondo attraversato da tensioni profonde, in cui l’incertezza è diventata la cifra dominante, la protagonista della scena globale. Il rapporto, basato sul Global Risks Perception Survey (GRPS) che raccoglie le valutazioni di oltre 1.300 esperti ed esperte a livello globale, analizza i rischi su tre diversi orizzonti temporali: il 2026, il periodo fino al 2028 e lo sguardo lungo fino al 2036, con l’obiettivo di aiutare decisori pubblici e privati a orientarsi tra crisi immediate e scelte di lungo periodo.

Il messaggio di fondo che emerge è chiaro: il contesto globale è percepito come sempre più instabile, il multilateralismo tradizionale è sotto forte pressione a causa della perdita della fiducia reciproca alimentata dalla diminuzione della trasparenza, dall’erosione dello stato di diritto e dalla crescita del protezionismo. Il panorama cui ci troviamo davanti è contrassegnato da crisi profonde e complesse e da un panorama nel quale entra in crisi lo spirito di cooperazione e ci si muove verso una competizione “senza regole”. Di fronte a ciò, le relazioni internazionali, consolidate da tempo, sono sotto minaccia assieme ai flussi commerciali e agli investimenti. Gli esperti descrivono infatti un mondo in cui sempre più Paesi prioritizzano gli interessi nazionali rispetto all’azione collettiva, complicando la capacità della comunità internazionale di affrontare le grandi sfide comuni. 

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Immagine: Global Risks Ranked

Guardando al 2026 infatti, il rischio che emerge con maggiore forza e concretezza è quello della confrontazione geoeconomica, legata all’intensificarsi delle rivalità tra grandi potenze e indicato dal 18% del campione di esperti ed esperte come il fattore più probabile nel generare una crisi materiale immediata. Sanzioni, restrizioni commerciali, politiche industriali aggressive e un uso strategico degli strumenti economici stanno mettendo sotto pressione le catene di approvvigionamento, la stabilità finanziaria e la cooperazione internazionale. Accanto a questo, resta elevato il rischio di conflitto armato tra Stati, a conferma di un contesto geopolitico fragile in cui le tensioni possono rapidamente degenerare. Il rapporto lo descrive come una minaccia strettamente connessa alle tensioni geoeconomiche, confermando come l’instabilità geopolitica sia ormai percepita come una variabile materiale in grado di condizionare i flussi industriali nel brevissimo termine.

A completare il quadro, la cattiva informazione, la disinformazione e la polarizzazione sociale continuano a minare la fiducia nelle Istituzioni e nei processi democratici. Le informazioni false o manipolate, create e diffuse intenzionalmente per ingannare e alimentate dall’intelligenza artificiale generativa, costituiscono un rischio strettamente collegato e interconnesso alla polarizzazione sociale, un processo psicosociale e sociologico in cui le opinioni, gli atteggiamenti o le posizioni di gruppi di persone si spostano verso estremi opposti, riducendo le visioni moderate e rendendo la verità qualcosa di soggettivo.

Guardando ai prossimi due anni, crescono le preoccupazioni legate all’instabilità economica: l’inflazione persistente, possibili crisi finanziarie e livelli sempre più critici di debito pubblico e privato alimentano il timore di shock sistemici in grado di produrre effetti profondi e duraturi su imprese e società. In questo contesto, la disuguaglianza si conferma come uno dei rischi più interconnessi, capace di amplificare tensioni sociali, economiche e politiche e di indebolire ulteriormente la coesione sociale e la fiducia nelle Istituzioni. Parallelamente, l’evoluzione tecnologica, in particolare dell’Intelligenza Artificiale, continua a rappresentare un potente fattore di trasformazione. Tuttavia, accanto alle opportunità che genera, emergono anche nuovi rischi legati alla cyber-insicurezza, all’uso improprio delle tecnologie e alla perdita di fiducia nei sistemi informativi. 

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Immagine: logo di Impronta Etica

Nel lungo termine invece, i rischi ambientali tornano al centro dell’attenzione e vengono indicati come i più severi. Eventi meteorologici estremi, perdita di biodiversità e cambiamenti critici dei sistemi terrestri delineano uno scenario climatico percepito come sempre più turbolento. A questi si affiancano, anche in questo caso, i rischi legati agli effetti strutturali dell’Intelligenza Artificiale, che nel tempo potrebbero incidere in modo significativo sui mercati del lavoro, sulla sicurezza e sulla coesione sociale. Per i prossimi 10 anni, il quadro che emerge è quindi quello di un futuro in cui le crisi ambientali, tecnologiche e sociali si intrecciano, rendendo la gestione dei rischi sempre più complessa.

Alla luce delle evidenze presentate, gli esperti del World Economic Forum sollevano interrogativi sulla capacità della comunità internazionale di affrontare sfide comuni, oltre a generare la crescita locale necessaria per la prosperità e la stabilità interna. Tuttavia, dal Rapporto emerge anche un messaggio di speranza e positività: la storia ci ricorda che l’ordine può essere ricostruito se le Nazioni scelgono la collaborazione strategica anche in un contesto di competizione. Il futuro non è un percorso unico prestabilito, ma una gamma di possibili traiettorie, ciascuna dipendente dalle decisioni che prendiamo oggi come comunità globale. Infatti, le sfide evidenziate dal Global Risk Report sottolineano sia l’entità dei rischi che affrontiamo, sia la nostra responsabilità condivisa nel plasmare ciò che verrà. Infatti, senza un recupero di fiducia e di capacità di governance globale, il rischio è quello di entrare in una fase prolungata di instabilità strutturale, in cui si reagisce alle emergenze senza riuscire davvero a prevenirle.

Maggiori informazioni sono disponibili al seguente link

A cura di Impronta Etica

Impronta Etica è un’Associazione senza scopo di lucro costituitasi nel 2001 per
la promozione e lo sviluppo della sostenibilità e della Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI).

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