Le B Corp come modello di impresa per un beneficio comune

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Un nuovo modo di fare business tra sfide ed opportunità.

Negli ultimi anni, in un panorama della sostenibilità d’impresa sempre più complesso e sfaccettato è emersa con forza la necessità di nuovi modelli d’impresa che possano coniugare in maniera sistematica e strutturata il perseguimento del profitto economico, al pari della volontà di creare benefici per i propri portatori d’interesse e per la collettività.

È qui che si inserisce il modello delle B Corp, o B Certified Corporation, e più in generale il dibattito sulle Società Benefit all’interno del panorama della sostenibilità d’impresa. Forme organizzative che hanno trovato sempre più spazio e centralità non solo nel contesto internazionale ma anche e soprattutto all’interno del contesto europeo. Sempre più imprese infatti, stanno oggi valutando questi nuovi modelli d’impresa come possibili nuclei su cui costruire un’integrazione strutturata di obiettivi economici, sociali e ambientali in contrapposizione ai modelli orientati al profitto o alla mera compliance in rapporto alla sostenibilità.

Come primo punto, per essere considerati una B Corp è necessario ottenere una certificazione che viene rilasciata dall’organizzazione non profit internazionale che l’ha ideata B Lab, che valuta l’impegno dell’impresa a trecentosessanta gradi nella creazione di valore condiviso. Nel tempo, l’approccio proposto da B Lab ha ottenuto sempre più successo creando un vero e proprio ecosistema di imprese certificate che è sempre in continua crescita a livello globale e italiano. Ad oggi il numero di imprese che ha ottenuto la certificazione in Italia ha superato le trecento aziende, evidenziando come il nostro Paese sia un terreno fertile per aziende che vogliono superare la visione classica di business, proponendosi come soggetti non più solo economici ma sociali ed impegnati per uno sviluppo sostenibile nelle comunità di riferimento. 

Certificazione Bcorp

Immagine: logo della Certificazione B Corp

Parallelamente alle B Corp, e su loro ispirazione, nel contesto normativo italiano è stato introdotto con la legge n. 208 del dicembre 2015 il modello delle Società Benefit. L’Italia ha rappresentato il primo Paese sovrano a dotarsi di una forma giuridica specifica che consente alle imprese di integrare nel proprio statuto, e quindi in forma giuridicamente vincolante, l’impegno a perseguire una o più finalità di beneficio comune, affiancandole all’obiettivo della creazione di valore economico. Le Società Benefit si propongono infatti di generare effetti positivi, o di ridurre i propri impatti negativi, nei confronti dei diversi portatori d’interesse, mantenendo al contempo la propria natura imprenditoriale. Al 30 giugno 2025, secondo i dati di Assobenefit, in Italia risultano iscritte 5.161 Società Benefit, con una presenza particolarmente significativa anche a livello territoriale, come dimostrano le 402 imprese registrate in Emilia-Romagna alla fine del 2024.

Il modello delle B Corp fondato sulla certificazione rilasciata da B Lab ha ricevuto diverse critiche legate al proprio modello di valutazione delle performance delle imprese. Il B Impact Assesment che ha caratterizzato il processo di valutazione implementato sino all’aprile del 2025, assegnava infatti un punteggio complessivo su una scala da 0 a 200, con una soglia minima di 80 punti per l’accesso alla certificazione. La valutazione era articolata su cinque ambiti principali e consentiva alle imprese di compensare eventuali carenze in una dimensione attraverso risultati più elevati in altre aree. Un sistema spesso considerato poco affidabile e non in grado di dare rilevanza alle caratteristiche più significative di alcune imprese, specialmente nel rapporto con i propri portatori di interesse che rappresentano invece il nucleo di questo modello.

Nella primavera dello scorso anno B Lab ha quindi pubblicato la revisione profonda del modello di certificazione, con l’obiettivo dichiarato di rafforzarne la solidità, la trasparenza e l’accountability. Il nuovo impianto supera il sistema di punteggio aggregato, introducendo degli Standard con requisiti minimi obbligatori per ciascuna delle aree tematiche considerate, la cui mancata soddisfazione comporta l’esclusione dal processo di certificazione. I temi di valutazione sono stati ampliati e articolati in ambiti che includono, tra gli altri, la governance orientata alla missione e agli stakeholder, il lavoro equo, i diritti umani, la giustizia, l’equità, la diversità e l’inclusione, la circolarità e la tutela ambientale, oltre all’azione per il clima. È stata inoltre rafforzata l’interoperabilità con i principali Standard internazionali di rendicontazione, come GRI ed ESRS, e sono stati introdotti obiettivi di miglioramento da monitorare nel tempo, con verifiche previste a tre e cinque anni dalla certificazione. 

IE Logo Aggiornato

Immagine: logo di Impronta Etica

Nonostante i profondi passi in avanti compiuti dall’ecosistema delle B Corp permangono alcune criticità. Tra queste, il tema della governance e del controllo della certificazione B Corp, affidato a un unico soggetto che definisce gli Standard, rilascia la certificazione e ne verifica il mantenimento, è percepito come un elemento di fragilità, soprattutto se confrontato con il modello italiano delle Società Benefit, fondato su un impianto normativo e su meccanismi di controllo istituzionali. Un ulteriore nodo critico riguarda la misurazione degli impatti cosiddetti intangibili, come gli effetti positivi sulla comunità o il benessere organizzativo, ambiti nei quali la traduzione del valore generato in indicatori comparabili e comprensibili resta complessa, nonostante gli sforzi di rafforzamento introdotti con i nuovi Standard.

Allo stesso tempo, il dibattito nella sostenibilità ha messo in luce opportunità rilevanti che evidenziano la positività dei modelli delle B Corp e delle Società Benefit. Entrambi questi modelli sono infatti riconosciuti come leve efficaci per attrarre talenti, rafforzare il posizionamento sul mercato e rendere più credibile l’impegno in ambito sociale e ambientale delle imprese, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni e di consumatori sempre più attenti alla coerenza valoriale delle aziende. Questi percorsi stanno agendo come motori per la costruzione di una cultura della sostenibilità più strutturata e condivisa all’interno delle organizzazioni, stimolando processi di riflessione che coinvolgono l’intera organizzazione, contribuendo in maniera significativa ad integrare la sostenibilità nelle strategie e nelle pratiche operative. Il valore di questi modelli non risiede esclusivamente nel riconoscimento esterno, ma nella capacità di attivare processi partecipati, orientati al lungo periodo, che rafforzano consapevolezza, responsabilità e allineamento interno.

In definitiva, il percorso verso le Società Benefit e le B Corp emerge in un contesto complesso come quello odierno, che vede un ritorno dello scetticismo verso la sostenibilità come un’occasione per rimettere al centro il perseguimento di benefici comuni nell’agire delle imprese. Questi percorsi di trasformazione virtuosi possono costituire un passaggio chiave per rimettere al centro la riflessione sul senso dell’agire dell’impresa, andando oltre una visione della sostenibilità ridotta a mero adempimento normativo o a esercizio di compliance e rimettendo al centro i valori.

A cura di Impronta Etica

Impronta Etica è un’Associazione senza scopo di lucro costituitasi nel 2001 per
la promozione e lo sviluppo della sostenibilità e della Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI).

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