Collaborazione tra Unibo e vari altri Atenei europei e centri di ricerca.
Quando un computer cancella un’informazione durante un calcolo, consuma inevitabilmente una piccola quantità di energia.
La computazione reversibile propone un’alternativa: invece di eliminare i dati, li conserva, riducendo così la perdita di energia. Secondo Ivan Lanese, professore dell’Alma Mater, questa tecnologia potrebbe cambiare il modo in cui i computer consumano energia. Per farlo, però, è necessario ripensare completamente i sistemi digitali, dai circuiti ai programmi.

Immagine: digitazione sul computer
Il progetto europeo E-CoRe - Energy-efficient Computing via Reversibility, coordinato dall’Università di Bologna insieme a partner, nasce proprio con questo obiettivo. Oggi la computazione reversibile è ancora in fase di sviluppo: ha mostrato risultati interessanti, ma non è ancora pronta per un uso industriale su larga scala. E-CoRe punta a trasformare la ricerca teorica in soluzioni concrete.
Non è solo una questione di ridurre i consumi, ma di riprogettare hardware e software, agendo su linguaggi di programmazione. Il progetto durerà quattro anni e finanzierà tredici dottorandi, tre dei quali all’Università di Bologna, per formare esperti capaci di unire innovazione digitale e sostenibilità, contribuendo alla transizione verde europea.
Chiara Garavini
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