Cooperazione Sociale... quali novità?

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BNB intervista Paola Menetti Presidente Nazionale Legacoopsociali

Riforma del Terzo Settore, nuovo codice degli appalti, ci sono diverse novità che interessano indirettamente le nostre cooperative. Vuoi parlarcene?

Se partiamo dalla legge delega della riforma del Terzo Settore, molti aspetti interessano direttamente le cooperative sociali. Partiamo dall’impresa sociale, che nella legge delega è inserita con nettezza tra i soggetti del Terzo Settore, poiché si prevede in modo vincolante che ne possieda le caratteristiche fondanti. In primo luogo, lo scopo di perseguire l’interesse generale, e l’assenza di fine di lucro.  In attuazione della Delega, il Governo sta ora predisponendo il decreto legislativo sull’impresa sociale, che poi andrà in Parlamento. 

Nel merito, ci sono due punti per noi particolarmente rilevanti. Il primo riguarda la definizione delle attività di interesse generale, cioè gli ambiti in cui può operare l’impresa sociale. Poiché nella legge delega si dice che le cooperative sociali sono considerate a tutti gli effetti Imprese sociali, riteniamo importante che sia ammesso, per le cooperative sociali, operare su tutti gli ambiti previsti per l’impresa sociale, che sono più ampi rispetto a quanto previsto all’art.1 della Legge 381/91. 

L’altro aspetto riguarda l’inserimento lavorativo. Restiamo convinti che esso debba riguardare, anche nelle imprese sociali, persone svantaggiate, e non categorie di lavoratori svantaggiati. Siamo del tutto convinti della necessità di sostenere e favorire l’occupazione di LAVORATORI che, non per caratteristiche personali, si trovano in condizione di debolezza e di svantaggio nel mercato del lavoro. Viceversa, legare all’inserimento al lavoro di tali lavoratori la stessa acquisizione della qualifica di Impresa Sociale ci appare difficilmente sostenibile, e di scarsa coerenza con la normativa tanto italiana quanto europea.

Noi proponemmo che le categorie non 381 si ampliassero in maniera temporanea. Questa potrebbe essere una possibile mediazione?

È esattamente la mediazione che abbiamo riproposto. Ma le categorie di cui noi parliamo, non sono quelle che l’Europa chiama lavoratori svantaggiati. Ci riferiamo alle persone, portatrici di uno svantaggio, anche temporaneo.

Parliamo del codice per gli appalti. L’attenzione che verrebbe posta alla qualità nella scelta dell’impresa, può favorire le nostre cooperative?

Il nuovo Codice sancisce la fine del criterio del massimo ribasso per le aggiudicazioni, ed è un fatto di assoluta importanza. Ma stiamo rilevando una situazione molto problematica sull’applicazione del codice. E non siamo i soli, tant’è che abbiamo chiesto di essere auditi dal Parlamento come cooperazione sociale, riguardo al rispetto dei contratti di lavoro e modalità con cui sono confezionati gli appalti, alla valutazione delle offerte enormemente basse, alla proliferazione del cosiddetto 3x2, alla questione degli affidamenti alle cooperative sociali di inserimento lavorativo. Infine c’è il rilevantissimo problema dei servizi per l’immigrazione su cui l’applicazione del codice non è ancora sufficientemente strutturata.

I servizi per i migranti spesso sono trattati sui giornali. C’è chi sostiene che le nostre cooperative speculano su questo. Cosa vuoi dirci?

Noi già da tempo abbiamo formalmente affermato che esistono alcune tipologie di servizi la cui gestione non è coerente con gli scopi della cooperazione sociale, abbiamo detto no ai CIE (Centro di Identificazione ed Espulsione), abbiamo sostenuto il superamento dei CARA (Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo), caratterizzati dai “grandi numeri”, perché vi si determinano condizioni di vita che mettono in discussione il rispetto dei diritti umani delle persone. Lo scorso 18 maggio 2016 abbiamo sottoscritto, insieme al Ministero dell’Interno ed all’Anci, la Carta per la Buona accoglienza, in cui si assume come riferimento il modello Sprar, cioè le piccole strutture disseminate sul territorio, perché qualitativamente migliori. Abbiamo definito i principali standard di servizio che devono essere previsti e garantiti, e correlato ad essi i corrispettivi economici. 

Ma il punto sostanziale, anche per applicare correttamente la Carta nei territori, resta la necessità di superare l’approccio dell’“emergenza perenne” che ha caratterizzato da anni le politiche dell’immigrazione, centrate sui grossi centri di accoglienza che “scoppiano” di sovraffollamento, come dimostra la recente vicenda del Cara di Foggia. Una situazione che, tra l’altro, ha indotto una nostra cooperativa, il consorzio Sisifo, a deliberare formalmente di non dare ulteriore seguito al proprio impegno nella gestione di tali servizi. 

Molte cose sono migliorate sul piano legislativo. Ma tutto ciò non risolve i problemi delle nostre cooperative. Adesso dobbiamo cominciare a utilizzare i nuovi strumenti a disposizione…

Oggi assistiamo da una parte a un’esigenza di attenzione, di controllo sull’applicazione concreta delle normative, dall’altra a un’esigenza che cambi il paradigma nell’approccio delle cooperative, perché il tema dell’integrazione tra cooperative diventi un tema prioritario. Su questo stiamo registrando una lentezza notevole. Si fatica a dare vita a strumenti che consentano una maggior sinergia tra le cooperative. 

Il nostro tratto distintivo, quello di lavorare sul territorio per il suo sviluppo, a fianco della comunità, comporta la capacità di relazionarci con altri soggetti e qui abbiamo molto lavoro da fare. Le cooperative non possono più pensarsi come realtà a sé stanti isolate dal contesto circostante. Dobbiamo pensare a cosa fare per i territori e per le persone, ma anche a come farlo necessariamente insieme.

Maurizio Cocchi
In Redazione Ugo De Santis

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