Handicap e sessualità

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La società è pronta ad andare oltre al tabù che esiste nei confronti di queste persone?

Fino ad alcuni anni fa, il discorso relativo alla sessualità dei portatori di handicap era considerato tabù, censurato sia dalla letteratura, sia dalle strutture e sia dai familiari delle persone coinvolte e questo a causa di una serie di fattori, soprattutto etici e culturali. Si considerava la persona disabile un eterno bambino al quale non si riconoscono certi bisogni, istinti desideri.

Nel corso degli ultimi anni c'è stata una grande rivoluzione in ambito sessuale, sia in generale che nei singoli contesti, riguardante le persone con disabilità. Le famiglie ed i servizi hanno acquisito una maggiore consapevolezza della sfera affettiva e sessuale e delle problematiche ad esse correlate.

Nonostante questo processo evolutivo permangono ancora numerosi pregiudizi nei confronti della disabilità. Questi pregiudizi influenzano notevolmente la vita del disabile e di tutto ciò che lo riguarda. La ricerca del sesso da parte di un normodotato non desta scalpore né scandalo in nessuno, nemmeno se si tratta di sesso a pagamento. Ma se è un disabile a manifestare questa necessità, ecco lo “scandalo”, il “problema”.

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Immagine: logo che rappresenta l'amore e l'handicap

Il sesso è un diritto, perché rappresenta uno dei bisogni propri degli esseri viventi, indipendentemente dalla specie. Il sesso fa parte della vita quotidiana, è normale. Non riconoscere questo diritto significa negare un aspetto molto importante dell’uomo. Per tentare di dare una risposta a quello che è oggi un diritto negato. In Italia si è iniziato a parlare di “assistenza sessuale”.

I lovergiver sono figure qualificate in grado di aiutare la persona disabile ad affrontare e risolvere alcune problematiche legate alla sfera della sessualità. Questa figura professionale, da anni è una realtà ben radicata nei paesi come Olanda, Belgio, Danimarca, Svizzera.

Nonostante pareri favorevoli di molti portatori di handicap, in Italia, il disegno di legge sull'assistenza sessuale non è ancora stato discusso. A Bologna, qualche anno fa, partì il primo corso per assistenti sessuali con l’obbiettivo di abbattere lo stereotipo che vuole assoggettare all'asessualità le persone disabili.

Chiara Garavini

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