THE MYSTERY OF BACKGROUND

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L’ultimo lavoro di Gruppo Elettrogeno Teatro, nell'ambito di Arde vicino L’Onda - Reteteatri Festival.

«Un’azione teatrale ispirata alle parole che partecipano della materia pittorica, della nostra umana esperienza, dello sfondo e del mistero nascosto dietro la Gioconda di Leonardo». Così la regista Martina Palmieri presenta l’ultimo lavoro di Gruppo Elettrogeno - Orbitateatro, THE MYSTERY OF BACKGROUND, ospite venerdì 25 ottobre, dalle ore 19 in poi, all'ITC di San Lazzaro di Savena (BO), nell'ambito di “Arde vicino L’Onda. Incursioni teatrali nelle diversità a 500 anni dalla morte di Leonardo”, a cura di Reteteatri Solidali. Qui il programma completo.

Abbiamo chiesto all'artista di raccontarci qualcosa in più di questo spettacolo, che si ispira a un’opera di cinquecento anni fa per parlarci del contemporaneo, tra attualità, differenti predisposizioni sensoriali e un ironico dialogo con l’Hip Hop e Beyoncé.

Da quali presupposti prende vita THE MYSTERY OF BACKGROUND?             

Il tema, ovvero ispirarsi all'uomo e alle opere di Leonardo, è stata una decisione presa dalla Rete Teatri Solidali, in occasione del Festival “Arde vicino L’Onda. Incursioni teatrali nelle diversità a 500 anni dalla morte di Leonardo”, che ha debuttato quest’estate a Imola.

A quel punto, mentre cercavo di capire come affrontare questo tema, sono “inciampata”, questo il termine più corretto, nella Gioconda. Ho cominciato a documentarmi e a rileggere alcuni studi e approfondimenti sull'opera, dalla quale mi sentivo anche un po’ distante, dal momento che si tratta di una delle opere più conosciute al mondo, se non addirittura la più conosciuta. Appena ti avvicini a qualcosa del genere, il rischio è infatti di produrre subito della retorica. Così ho cercato di superare lo storico dell’opera e di avvicinarmi piuttosto alla Gioconda come se fosse un “gadget”, qualcosa cioè dentro il quale si specula, che va oltre l’arte. Su di lei è stato detto e fatto di tutto, il che ha quasi cambiato il significato di ciò che rappresenta, un aspetto che mi incuriosiva… Successivamente sono ancora “inciampata” in un videoclip, Apeshit di Beyoncé e Jay-Z, artisti rappresentativi di un Hip Hop trendy e patinato ma pur sempre di qualità.

Gioconda Pp Leonardo

Foto: la Gioconda di Leonardo Da Vinci

Il videoclip è stato girato al Louvre, l’ho trovato piuttosto bello al di là del fatto che possa piacere o non piacere l’Hip Hop, con cui io stessa non ho un legame particolare, ma che si sposa perfettamente con l’idea di un’icona dell’arte che si tramuta in un’icona fashion che avevo in mente.

Come si è inserito quest’incontro, per certi versi inaspettato, all'interno dello spettacolo?

Sicuramente ne ha condizionato l’estetica, per cui, anche in riferimento ai presupposti di cui sopra, mi sembrava perfetto presentare il tema dentro un genere musicale contemporaneo, come appunto l’Hip Hop. Ogni tanto poi la musica si interrompe e si creano delle fessure, delle fratture, lasciando spazio a dei momenti in cui la Gioconda irrompe con un’altra modalità, dicendo ovvero la sua, arrivando a definirsi “una donna seduta sull'eternità quasi per caso”. Una Gioconda ironica quindi, che guarda le cose dalla sua prospettiva e quindi dà voce alle cose che pensa dal proprio punto di vista, alcune sono molto intime, altre invece riguardano quello che ci sta accadendo, il momento storico che stiamo vivendo in tutta la sua complessità.

A un certo punto, per esempio, riferendosi a qualcuno che è arrivato al suo cospetto, Monna Lisa afferma: “è arrivato fin qui solo per rimpatriarmi, se non fossi così importante mi lascerebbe a marcire su qualche barcone”.

Oltre alla musica anche la parola sembra rivestire un ruolo fondamentale all’interno del confronto di GET con il capolavoro vinciano. Come ci siete arrivati?

Questo lavoro è stato condiviso anche negli ultimi incontri di Colore di fuoco, un percorso laboratoriale teatrale itinerante, in collaborazione con realtà significative del territorio tra cui Ateliersi, che GET ha rivolto, nel corso della stagione 2018/19, a professionisti, persone con disabilità e non, con la partecipazione degli attori non vedenti, vedenti e ipovedenti di Orbitateatro, qui protagonisti dello spettacolo.

Ho scelto di portalo anche ai partecipanti di “Colore di fuoco” come modalità di lavoro, richiamandoli a improvvisare dentro la struttura dello spettacolo a cui stavamo lavorando, così da condividere con loro anche quello che poi accade quando si comincia a montare sul serio uno spettacolo.

Riconosco che si tratta di una sperimentazione piuttosto ardita, perché ardita è la struttura scenica in cui gli attori si muovono… Musica, silenzio, sospensione del tempo, parole che arrivano, quasi tuonano, proprio perché provengono da quel genere di musica e da un movimento che non preannuncia tutti i contenuti che la Gioconda porterà con sé. Questi contenuti oltre a rimandare all'attualità e alla spoliazione identitaria dell’opera, si riconducono in parte al vissuto delle attrici e degli attori dello spettacolo. Benché quasi tutti i testi li abbia scritti io, alcuni provengono proprio dalle loro esperienze di improvvisazione, anche solo come intuizione.

The Mystery Of Background

Foto: THE MYSTERY OF BACKGROUND 

Il gruppo ha accolto subito questa proposta?                                                    

Gli attori hanno accolto benissimo la proposta (ride), con grande impegno e ironia, cosa non scontata perché chiedere a qualcuno che non ha più vent'anni e non vede di ballare l'Hip Hop non è cosa che accade tutti i giorni, invece si sono prestati con estrema disponibilità. Abbiamo a quel punto lavorato moltissimo sull'atteggiamento Hip Hop, in cui ognuno, molto seriamente, ha cercato di trovare la propria modalità per ballarlo. 

La notorietà dell’opera e i risvolti della sua mercificazione facevano già parte del background degli attori non vedenti?

Sì, è un’ottima domanda. Posso dire che alcuni di loro se lo ricordavano perché in passato l’avevano incontrata dal vivo da vedenti o comunque avevano avuto occasione di andare al Louvre, altri invece grazie al museo tattile Anteros dell’Istituto dei Ciechi F. Cavazza di Bologna. Abbiamo ovviamente tentato di fare per loro una descrizione il più minuziosa possibile ma ha sicuramente aiutato molto il fatto che la maggior parte l’avesse già personalmente “visitata”.

Come approcciarsi allora, oggi, a Monna Lisa, che cosa evoca il suo sorriso?   

In THE MYSTERY OF BACKGROUND il suo è un sorriso bloccato, la nostra Gioconda vorrebbe pronunciare delle cose ma non ce la fa, emette mugolii, versi, il sorriso di fatto le impedisce di parlare. Ad un certo punto Zed, uno degli attori del gruppo, si rivolge al pubblico di visitatori dicendo: “oggi mi trovate con un occhio nero, un’altra volta mi trovate segnata dall'acido, un’altra ingessata, un’altra volta liberata”… Così la Gioconda diventa tante voci, come una donna qualsiasi, seduta lì e costretta a testimoniare qualcosa, andando a toccare ancora una volta, in maniera poco esplicita, questioni delicate. In alcuni momenti si fa addirittura riferimento anche al fatto che forse c’è un volto nascosto… La Gioconda di Gruppo Elettrogeno Teatro, anche se ha 500 anni, vive in un ambito contemporaneo e come sempre l’opera, teatrale e non, è tutto ciò che in teoria non si potrebbe dire.

Lucia Cominoli

Per ulteriori informazioni: Prenotazione obbligatoria a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - 051/6270150

Precede lo spettacolo, alle ore 19:00, un buffet + intervento di introduzione al lavoro della Rete a cura di Federica Zanetti - Università di Bologna.

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