Un libro che illustra l’abilismo

Persone / Società
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Dal punto di vista delle donne con disabilità.

“Felicemente seduta” è il titolo di un libro pubblicato e tradotto di recente dall’editrice Le Plurali e scritto da Rebekah Taussig. Il testo, secondo Simona Lancioni, “racconta l’abilismo”, cioè la discriminazione fondata sulla disabilità utilizzando come lente di ingrandimento il corpo disabile femminile. Una visuale che secondo la Lancioni è piuttosto raro, perlomeno nel nostro paese, ma è comunque interessante.

In questo ultimo periodo, grazie all’informatica è abbastanza facile reperire testimonianze o biografie di persone del gentil sesso con disabilità. Il punto di vista di Rebekah Taussig, persona con disabilità e resiliente, si pone in questo incavo.

L’autrice è nata e risiede tuttora a Kansas City, negli USA, ed è una scrittrice e insegnante con un dottorato di ricerca in saggistica creativa e studi sull’handicap, ed ha una pagina Facebook e un proprio Instagram (@sitting_pretty).

Rebekah Taussig Scrittrice Disabile

Foto: l'autrice Rebekah Taussig

La sua esperienza è diversa da quella di persone con disabilità del nostro paese, essendo in USA l’accesso al servizio sanitario condizionato dal detenere un’assicurazione. Ciò nonostante diversi procedimenti dell’abilismo sono universali, come “l’interferenza con l’autopercezione della donna con disabilità”, una tematica che si ritrova frequentemente nell’opera della Taussig, la quale scrive: «L’accesso è un modo di vivere, una relazione tra te e il mondo intorno; è una postura, una convinzione che riguarda il tuo ruolo nella comunità, il valore della tua presenza».

E ancora: «Anche se, nella mia testa, so che ho tutto il diritto di essere qui, allo stesso tempo sono stata plasmata, sin dall’inizio, da una vita di inaccessibilità e, per questa ragione, ci sono ancora tantissime cose che non so di me stessa».

L’abilismo non concerne solo le donne, ma esse sono svantaggiate, essendo state “plasmate dal patriarcato e dall’abilismo”.

Un’altra situazione analizzata dalla scrittrice è quanto la discriminazione subita dalle donne con disabilità vada a costruire privilegi, ossia vantaggi ingiustificati, “per il gruppo dominante”. Avere una realtà costituita sul proprio io finisce per dare, a chi fa parte del parametro arbitrariamente assunto come riferimento, un vantaggio sistematico e strutturale rispetto a chi non vi rientra (il gruppo oppresso).

Silvia Saronne

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