A Palazzo Fava gli sfregi di Samorì

Arte
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Fino al 25 luglio l’antologica dell’artista forlivese.

Un faccia a faccia con l’intera storia dell’arte. È questo l’obiettivo ambizioso che Nicola Samorì si pone con Sfregi, la sua prima mostra antologica in Italia ospitata a Palazzo Fava fino al 25 luglio: inaugurata on line, il pubblico ha potuto apprezzare la mostra dal vivo a partire dallo scorso 26 aprile.

Sono circa 80 i lavori, tra scultura e pittura, che l’artista classe 1977 ha portato nelle sale di via Manzoni 2 pensando a un progetto espositivo curato da Alberto Zanchetta e Chiara Stefani. L’idea non è tanto quella di un dialogo armonico quanto piuttosto una perpetua colluttazione con i fregi che decorano le pareti del piano nobile e con alcune opere selezionate all’interno della collezione d’Arte e di Storia della Fondazione Carisbo. Realizzata in collaborazione con Genus Bononiae. Musei nella Città, la mostra mira a essere uno spaccato sugli ultimi vent’anni della produzione dell’artista forlivese che all’Accademia di Belle Arti di Bologna si è formato. Samorì agisce sull’opera intervenendo su un patrimonio del passato: i traumi che ne scaturiscono nascono con un intento salvifico che passa da trasgressioni e trasfigurazioni.

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Foto: opera di Nicola Samorì a Palazzo Fava

Accade con i ritratti di donne cieche di Annibale Carracci e con l’affinità elettiva che si stabilisce non solo con gli spazi ma anche con il patrimonio del museo. Tra le opere esposte, la statua realizzata con un legno antico, in dialogo con la statua neoclassica di Apollo, sottolinea una delle costanti del modo di lavorare di Samorì alle prese con una ricerca costante e accurata sulla materia. Nel Salone con Il mito di Giasone e Medea si possono vedere invece alcune tra le produzioni dell’ultimo decennio dell’artista: dipinti di varie dimensioni sono accomunati da uno sguardo verso l’alto in sintonia con la pittura dei Carracci. E ancora, nella sala delle Grottesche si vede l’affresco monumentale Malafonte che sembra nato lì incastonato.
Al secondo piano invece trovano spazio lavori di piccolo e medio formato che sviluppano i temi cari all’artista come l’accecamento dell’immagine, l’aggregazione di materiali di risulta, la pittura su pietra, il disegno e la scultura. Tra queste, si segnalano due Santa Lucia, una scolpita e l’altra dipinta, che si guardano reciprocamente con i loro occhi scarnificati.

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Foto: da sinistra Nicola Samorì e Roversi Monaco

«Sfregi vuol essere un riconoscimento alla carriera dell’artista» spiega Fabio Roversi-Monaco, Presidente di Genus Bononiae, che ha fortemente voluto la mostra «Samorì si presenta al pubblico con un’esposizione ricca ed esauriente che abbraccia tutto il suo percorso creativo: un tentativo di mettersi a nudo di fronte alla storia dell’arte, che incombe dalle pareti stesse del palazzo». «Penso che Samorì abbia tutto il carattere per reggere un incontro tanto ambizioso e sono felice di accogliere a Palazzo Fava un giovane della nostra terra, che ha già saputo imporsi sul piano internazionale» aggiunge il Presidente «le sue opere ci fanno riflettere ed emozionare, riscoprendo il valore taumaturgico dell’arte, di cui abbiamo estremo bisogno».

Sfregi. Palazzo Fava, via Manzoni 2. Fino al 25 luglio. Ingresso: 12 euro e riduzioni. Nelle giornate di sabato e domenica, sia per la visita libera che per le visite guidate, è obbligatoria la prenotazione, da effettuarsi entro il venerdì. Tutte le info su: www.genusbononiae.it. Orari: martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 10:00 alle 19:00 mentre il giovedì dalle 12:00 alle 21:00 (ultimo ingresso sempre un’ora della chiusura).

Giorgia Olivieri

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