Sarabanda Postcomunista. Un concerto-teatro Jazz a Teatri di Vita

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L'attrice e violista Irida Gjergji Mero e i musicisti di Hora Quartet raccontano in musica una personale storia di migrazione tra Italia e Albania.

Teatri di Vita, il teatro del Quartiere Borgo Panigale, a nord-ovest di Bologna, ospita gli attori e i musicisti protagonisti dello spettacolo Sarabanda Postcomunista, da martedì 28 a giovedì 30 marzo alle ore 21.

La storia è quella di Nina, una musicista di origine albanese che poco più che adolescente decide di emigrare in Italia, sperando di proseguire qui la propria carriera con maggiore creatività e libertà espressiva. Ben presto tuttavia l'immagine dell'Italia sognata dovrà fare i conti con quella dell'Italia vissuta, costretta tra i limiti della burocrazia, dei pregiudizi e degli stereotipi legati alla diversità. I racconti dell'infanzia e dell'adolescenza vissuta negli anni '90 sullo sfondo del regime comunista di Enver Hoxha, la passione per i cantautori italiani e lo scontro con i genitori sono le tappe di un viaggio che porterà Nina a spingersi dall'altra parte del mare ma anche ad affrontare un naufragio e a dover nuovamente lottare per affermare attraverso la musica la propria identità.

«Io immaginavo un altro tipo di estero - racconta con ironia la violista nello spettacolo - un estero che accoglie bene i musicisti, i professionisti, che li tutela, li inserisce, li culla la notte se soffrono d'insonnia...» A dare voce alla protagonista con i jazzisti di Hora Quartet è il suo alter ego, l'attrice e musicista classica Irida Gjergji Mero, immigrata in Italia ormai da più di dieci anni. «Una biografia traslata e musicata sul tema delle radici». Così il gruppo ama definire la sua “Sarabanda Postcomunista” che molto deve all'incontro tra la Mero e i jazzisti Ivano Sabatini, Walter Caratelli, Giacomo Salario e Diego Conti, compositori quest'ultimi delle musiche originali che accompagnano la narrazione.

Cinismo, divertimento e un pizzico di malizia sono i toni con cui gli artisti hanno scelto di restituire lo sguardo del migrante, sorvolando le retoriche pietistiche e valorizzandone piuttosto le ricchezze, la profondità umana e intellettuale propria di ogni essere umano.
Un esperimento ben riuscito e un insieme fresco e leggero nonostante la complessità di fondo del tema, che si è avvalso anche della consulenza del drammaturgo Andrea Cosentino, uno dei più noti autori del teatro di narrazione contemporaneo, che al monologo regala le variazioni del suo stile paradossale: cantilenante, ossessivo e tragicomico, capace di sposarsi perfettamente con i ritmi del Jazz.

Lucia Cominoli


Per ulteriori informazioni:
www.teatridivita.it

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