La solidarietà è una cosa seria

Oltre il virus
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Per aiutare qualcuno occorre saperlo fare ed essere in condizione di farlo.

“Pasquale… Pasquale… Corri, corri tuo figlio sta annegando.” Pasquale va, si butta in mare e annega assieme al figlio, visto che non sa nuotare. Ecco un caso in cui la solidarietà è inutile e addirittura dannosa.

Nei giorni scorsi la social opinion, o almeno una parte di essa, si è scagliata contro quei paesi europei che non avevano mandato aiuti all'Italia.

Ora, è vero che si tratta di paesi con burocrazie contorte almeno quanto la nostra, tant'è che dopo un po’ gli aiuti sono arrivati, ma forse ci sono anche altre ragioni per questo tentennamento.

Francia, Spagna, Germania e la stessa Inghilterra cominciavano già ad avere lo stesso problema epidemico che abbiamo noi, forse era per quello che erano restie ad aiutarci. Provate ad immaginare mascherine, medicinali e varie attrezzature mediche che vanno a avanti indietro per l’Europa come in un allegro gioco a dell’oca.

L’arsenico in piccole dosi ha diversi impieghi in medicina, lo stesso vale per l’egoismo.

Più in generale se si vuole essere utili e solidali, occorre saperlo fare, essere nelle condizioni anche tecniche per aiutare. Per ciò che mi riguarda, quando mi è capitato di assistere a svenimenti o anche a problemi più gravi, dove colleghi erano a terra bisognosi di aiuto, poiché sono in carrozzella e non potevo far niente, mi sono messo in un angolino a braccia conserte, rosicando perché non potevo farmi bello prestando l’aiuto dovuto.

Maurizio Cocchi

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