Il grido d’aiuto del pianeta

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Anthropocene fino al 5 gennaio in mostra al MAST.

Dovremmo cominciare a chiederci dove andrà a finire quella bottiglia di plastica dalla quale stiamo bevendo oppure da dove viene quel marmo che vediamo dentro casa senza pensare al prezzo ambientale e umano pagato per la nostra buona alimentazione. Non si esce uguali a come si entrati da “Anthropocene”, la straordinaria quanto drammatica mostra inaugurata lo scorso 16 maggio e ospitata al Mast allestita negli spazi di via della Speranza 42 fino al 5 gennaio (inizialmente il finissage era previsto per il 22 settembre). 

Si tratta dell’anteprima europea del progetto multidisciplinare del fotografo Edward Burtynsky e dei registi Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier teso a indagare l’impatto dell’uomo sul pianeta curato da Urs Stahel (Mast), Sophie Hackett (Art Gallery of Ontario di Toronto) e Andrea Kunard (Canadian Photography Institute della National Gallery of Canada). Il senso della mostra vista a Bologna da oltre ventimila persone è racchiuso nel titolo: con il termine Antropocene si intende un’epoca geologica in cui è l’essere umano (anthropos in greco significa “uomo”) a determinare un cambiamento permanente della Terra.

6. Dandora Landfill 3 Plastics Recycling Nairobi Kenya 2016 WEB

Foto: Plastics Recycling Nairobi Kenya 2016

Siamo ben lontani dalla centralità dell’uomo codificata dall'Umanesimo, qui l’essere umano figura come un avido predatore noncurante delle conseguenze del suo agire. Secondo gli studiosi l’era in cui viviamo si chiama in realtà Olocene - queste sono definizioni che hanno bisogno di tempo per essere accettate e verificate scientificamente - ma negli ultimi vent'anni la diffusione del nome Antropocene ha convinto molti anche se alcuni teorici preferirebbero etichettare il tempo che viviamo con “Capitalocene” dal momento che sarebbe il capitalismo il vero responsabile della trasformazione del pianeta. 

Burtynsky qui racconta in una quarantina di scatti, tra cui quattro murales, come si estraggono le risorse come il carbone, gli effetti delle deforestazioni selvagge, le conseguenze dell’agricoltura, le grandi infrastrutture di trasporto, l’inquinamento, le discariche e il cambiamento climatico. A corredo di ciò, ci sono le videoinstallazioni di Baichwal e de Pencier che contribuiscono a rendere tutto più realistico, a cui si aggiungono le tre installazioni di realtà aumentata che forniscono un’esperienza immersiva quasi tangibile, e un film proiettato al Mast (per gli orari consultare il sito).

8. Carrara Marble Quarries Cava Di Canalgrande 2 Carrara Italy 2016 WEB

Foto: Carrara Italy 2016 

Burtynsky cristallizza nelle sue fotografie l’intervento dell’uomo sulla natura e sull'ambiente e ne fa un’opera d’arte. La didascalia a fianco però (è consigliato perdere qualche minuto in più e non perdersene nemmeno una) fa calare lo spettatore nella realtà, senza fare sconti, mostrando talvolta i pro e i contro di ciò che è ritratto. Un caso su tutti e, se vogliamo, un tema piuttosto attuale: la galleria del San Gottardo. Se per realizzare questo tunnel ferroviario, il più lungo del mondo, sono stati impiegati 17 anni con conseguenze per l’ambiente e per i lavoratori, si sottolinea anche che l’infrastruttura permette di disincentivare il trasporto su gomma di persone e merci con una conseguente riduzione del traffico e dell’inquinamento.

L’obiettivo dei reporter e artisti ha catturato anche le condizioni delle cave di marmo di Carrara, delle discariche in Kenia, delle miniere di potassio in Russia e della barriera corallina in Australia, solo per citare qualche esempio tra quelli più d’impatto. “Anthropocene” inoltre è anche un grande contenitore di incontri, ospiti, proiezioni e dibattiti. L’ingresso è gratuito e dal centro storico è possibile imbarcarsi sul City Red Bus per approfittare di un tour cittadino che culmina con la visita alla mostra. 

Fino al 5 gennaio 2020, Fondazione MAST (via della Speranza 42) dal martedì alla domenica 10:00-19:00. Tutte le informazioni e gli aggiornamenti sugli eventi in programma su: https://anthropocene.mast.org/

Giorgia Olivieri

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