Foto/Industria, indagine sulla Tecnosfera

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Fino al 24 novembre 11 mostre sul tema del costruire.

Dall'Antropocene alla Tecnosfera. È questo il filo conduttore della ricerca condotta da Fondazione Mast per la quarta edizione di Foto/Industria chiamata appunto "Tecnosfera: l’uomo e il costruire", l’unica biennale al mondo dedicata alla fotografia dell’industria e del lavoro. Dal 24 ottobre al 24 novembre saranno dieci le mostre allestite in altrettanti luoghi storici della città a cui si aggiunge Anthropocene al Mast che durerà a sua volta fino al 5 gennaio. 

Snocciolando qualche numero, sono 435 le fotografie esposte, 16 i video proiettati in questa edizione a cui si aggiunge un film per 32 giorni di apertura con un calendario di 160 eventi tra cui incontri, visite guidate, performance, workshop e proiezioni: tutto a ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria

Il testimone quest’anno passa da François Hébel che ha curato le prime tre edizioni della biennale a Francesco Zanot, curatore, saggista e docente con una solida esperienza in materia di fotografia. Il tema il "costruire", un atto necessario ma non senza sconti per il pianeta che abitiamo e che vediamo sempre più in sofferenza. Riallacciandosi quindi al tema della mostra Anthropocene che può vantare ad oggi un numero di visitatori incredibile, 60mila, da quando è stata inaugurata a maggio scorso, si punta a riflettere a quanto peso abbia questa azione insita alla natura umana.

4. FotoIndustria 2019 Lisetta Carmi

Foto: Foto/Industria 2019 ©Lisetta Carmi

Prendendo in prestito una definizione coniata nel 2013 dal geologo Peter Haff, con Tecnosfera si intende l’insieme di tutte le strutture che gli esseri umani hanno costruito per garantire la loro sopravvivenza sulla terra. «Foto/Industria esplora questo tema secondo un criterio di campionatura senza tuttavia alcuna pretesa di esaustività» ha spiegato il direttore artistico Zanot in conferenza stampa «ogni mostra vuole essere un approfondimento di un aspetto cruciale della sconfinata materia del costruire. In sostanza qui non interessa solo prendere in analisi cosa costruiamo ma anche come, quando e perché lo facciamo». Zanot sottolinea inoltre quanto sia stato importante l’allestimento curato dall'Architetto Francesco Librizzi visto che «ogni mostra è stata pensata per abitare il luogo che la ospita». 

Per cercare di mettere ordine nella mole di proposte, si possono individuare quattro macro-aree per i lavori selezionati. Sui processi di costruzione e sul loro carattere trasformativo si concentrano le opere di Albert Renger-Patzsch, André Kertész e Luigi Ghirri. Renger-Patzsch documenta negli anni ’20 del Novecento la nascita dell’industria siderurgica nella regione della Ruhr testimoniandone i profondi cambiamenti urbanistici (Pinacoteca Nazionale). Kertész segue la produzione di nuovi materiali nelle industrie statunitensi negli anni ’40 catturandone i processi e l’indissolubile rapporto tra uomo e macchina (Casa Caraceni – Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna). Quelli di Luigi Ghirri sono lavori sostanzialmente inediti: la poetica del grande fotografo italiano si ritrova in questi scatti commissionati da grandi aziende (Ferrari, Marazzi, Costa Crociere e Bulgari) in cui tratta gli oggetti industriali come nature morte (Sotterranei di Palazzo Bentivoglio).

14. FotoIndustria 2019 Luigi Ghirri Ferrari

Foto: Foto/Industria 2019 ©Luigi Ghirri Ferrari

Il tema esplorato nei lavori di Lisetta Carmi, Armin Linke e Délio Jasse è di carattere sociale e politico. Quello della Carmi è un reportage del 1964 sul Porto di Genova in cui si mettono in evidenza le difficili condizioni dei lavoratori dell’epoca (Genus Bononiae – Oratorio di Santa Maria della Vita). Sono frutto di un vero e proprio lavoro di ricerca le videoinstallazioni di Linke che svelano ciò che non vediamo nell'estrazione di risorse minerarie negli oceani (Biblioteca Universitaria di Bologna). Il fotografo angolano Jasse invece racconta come si sta trasformando Luanda, la metropoli africana, nel passaggio dal vecchio colonialismo portoghese a quello cinese (Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna). 

Si passa all'umana febbre del costruire con David Claerbout e Yosuke Bandai. Il primo simula la dissoluzione nell'arco di mille anni dell'Olympiastadion di Berlino compiendo una farsa della teoria del “valore delle rovine” (Spazio Carbonesi – Palazzo Zambeccari) mentre Bandai prende i rifiuti e li trasforma in sculture effimere e colorate cambiandoli di segno (Museo Internazionale e Biblioteca della Musica). Per finire, guardano al futuro i lavori di Stephanie Syjuco e di Matthieu Gafsou. Per la sua indagine Syjuco usa Google Earth per seguire l’itinerario del cable car filmato dai Miles Brothers nel 1906 cristallizzando l’immagine di una città ricostruita e ridisegnata dai ritmi della Silicon Valley (Project Room – MAMbo). Gafsou si occupa del movimento del transumanesimo: la tecnologia è sfruttata al massimo per potenziare le attività umane – fisiche e cognitive – fino a raggiungere l’immortalità (Palazzo Pepoli Campogrande).

Foto Di Gruppo Di Guido Calamosca

Foto: Conferenza Stampa di presentazione ©Guido Calamosca

Il viaggio di Foto/Industria continua fino al Mast dove si può vedere o rivedere la grande mostra Anthropocene degli artisti Edward Burtynsky, Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier co-curata da Urs Stahel (ne abbiamo diffusamente parlato su BNB: Il grido d'aiuto del pianeta). «Con Foto/Industria 2019, la Fondazione MAST vuole dunque di nuovo riflettere su ciò che è accaduto e sta accadendo nel mondo: è una nostra responsabilità» spiega Isabella Seragnoli, Presidente di Fondazione Mast «l’intento è quello di porre l’attenzione intorno a quanto si consuma di giorno in giorno sotto i nostri occhi. Impareremo a vedere meglio, a vedere in profondità. Acquisire consapevolezza significa già mettere un piede nel futuro». 

Tecnosfera, Foto/Industria edizione 2019 – IV Biennale di Fotografia dell’Industria e del Lavoro. Dal 24 ottobre al 24 novembre dal martedì alla domenica 10:00-19:00 (MAMbo chiude alle 18:30) - Ingresso gratuito - Tutte le info su: www.fotoindustria.it Infopoint in Piazza Nettuno aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00.

Giorgia Olivieri

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