Va in scena Movimenti. Teatri della salute

Spettacolo
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Il teatro contro il pregiudizio torna con una seconda edizione del progetto.

Un vero e proprio cartellone teatrale che coinvolge a 16 teatri. Un progetto che vede protagoniste le compagnie teatrali operanti nei diversi DSM dell’Emilia-Romagna.

16 spettacoli e performance che diventano parte integrante delle stagioni dei teatri e dei locali aderenti all'iniziativa, per una loro valorizzazione sia sotto l’aspetto sociale che culturale. Grazie al coordinamento di Ater di Modena e del Centro Diego Fabbri di Forlì gli attori porteranno in scena gli spettacoli da ottobre 2019 a maggio 2020.

Il prossimo appuntamento è previsto per il 10 dicembre al Salone Snaporaz di Cattolica (RN). Lo spettacolo realizzato dalla compagnia Il Dirigibile e il Dipartimento di Salute Mentale di Forlì è tratto dall'opera di Edoardo de Filippo “I figli sono figli” per la regia di Michele Zizzari.

HAMLET SOLO

Foto: immagine dallo spettacolo Hamlet

«Il teatro offre una testimonianza forte - commenta l'Assessore regionale alla Cultura, Massimo Mezzetti - sulla possibilità delle persone di essere 'altro' rispetto al pregiudizio veicolato dalla malattia, e lo fa mostrando il talento artistico e la capacità di coinvolgere il pubblico da parte di attori che hanno vissuto la sofferenza, trasformandola in potenzialità e possibilità di fare cultura».

Il progetto è stato avviato nel 2008 con il coinvolgimento dei Dipartimenti di Salute Mentale della regione Emilia-Romagna, negli anni interessò numerosi Enti e Associazioni che vi presero parte. Molti, infatti, furono i pazienti coinvolti, tante furono le compagnie teatrali regionali chiamate a collaborare, numerosi i percorsi formativi attivati per operatori e famigliari.

Per un lavoro proficuo e condiviso di tutti gli attori impegnati, si istituì un tavolo tecnico composto dall'Agenzia Sanitaria e Sociale regionale, dal Centro Servizi per il Volontariato, dal Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna e dalla Facoltà di Medicina dell’Università di Ferrara.

Chiara Garavini

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