Sono rimasto colpito nel vederlo in un video di repertorio assieme a Caterina Caselli.
Tutti e due giovanissimi, lei che lo indicava come un cantante di valore, quasi a voler dire al pubblico televisivo “… Vedrete, si farà!” Ma lui, con la zazzera da Beatniks, le spalle da orso dell’Appennino e le mani come badili, non aveva bisogno di quella carriera.
Ha frequentato i personaggi più importanti del mondo della canzone da Claudio Villa a Gianni Morandi, dai Nomadi a Domenico Modugno, senza lasciarsi influenzare e regalando loro molto di più di quello che ha preso. Non è mai andato a Sanremo, le sue canzoni sì, portate da altri.

Foto: Via Paolo Fabbri a Bologna
Non ha mai dovuto dimostrare niente, né di essere il migliore, né di essere il peggiore. Ha solo scritto canzoni e cantato. Anche nelle polemiche più aspre la sua voce è sempre stata bassa, profonda come il suo pensiero, che non ha mai ceduto alla polemica o all’isterismo.
Era sicuramente di sinistra, ma non ha mai sentito l’esigenza di proclamarlo ai quattro venti, bastavano le sue canzoni, per farci capire che ci possono essere bastardi e stronzi da qualsiasi parte ci si giri.
A conti fatti, potremmo dire che era un uomo di spettacolo che non aveva bisogno di esibirsi, cantava e scriveva per il gusto di farlo e “a culo tutto il resto”.
Maurizio Cocchi
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