Parenti

Le perle (pirle)
Tipografia

Di solito a partire dalla seconda serie delle fiction televisive, compaiono i parenti.

I poliziotti più duri scoprono di aver lasciato figli per il mondo, concepiti con donne scomparse, che non hanno mai voluto rivelare il loro stato ai legittimi padri. Ragazze più o meno libere, più o meno complessate ritrovano il padre mai conosciuto, lo zio assassino che ha ucciso la nonna per un pugno di dollari.

E tutti che piangono, che si disperano per il proprio parentame ritrovato pieno di sfighe e di problemi insolubili, mentre di tutti gli altri non gliene può fregar de meno. Il tutto in un’epoca in cui i legami familiari si stanno via via allettando e rapporti sono sempre più aperti, sempre più spesso fuori dalla cerchia familiare.

Invece no, gli autori sentono la necessità di richiamare e valorizzare legami familiari, che nella realtà sono sempre più laschi, andando a rimestare in un’insana nostalgia per un recente passato, che nella migliore delle ipotesi era come adesso, ma che in realtà era solo più chiuso e soffocato dalle tradizioni.

Per ciò che mi riguarda, mi concedo un’unica nostalgia per i polizieschi degli anni '60 e '70. Pensate a un tenente Sheridan, talmente duro che non era possibile immaginare che avesse una moglie o, tanto meno, dei figli che gli scorrazzano attorno, chiamandolo “papi".

Che dire poi di Derrick, impossibile concepire l’idea che dietro la porta verde di casa sua ci sia una moglie o qualsiasi altro essere femminile, che quando entra gli dice: “Stephanino ti sei ricordato di prendere lo zucchero?”

Belli i tempi in cui i poliziotti facevano i poliziotti e le storie lacrimevoli erano riservate alle telenovelas.

Maurizio Cocchi

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