Thioro, un Cappuccetto Rosso senegalese

Spettacolo
Tipografia

Il 23 e il 24 marzo, Cappuccetto Rosso nella reinvenzione africana per adulti e bambini del Teatro delle Albe.

La storia di Cappuccetto Rosso la conosciamo tutti, dalle prime versioni di Charles Perrault (1697) e dei fratelli Grimm (1857) a quelle degli ultimi albi illustrati, oltre alle letture dark e, più di recente, femministe, una per tutte la vignetta di Mauro Biani pubblicata nel 2018 su il Manifesto che ha fatto il giro del web.

Complessa e piena di sfaccettature tanto quanto le sue innumerevoli varianti, la fiaba di Cappuccetto Rosso resta ancora una delle più popolari al mondo, tramandata in Europa e non solo soprattutto dalla cultura orale.

La sfida interpretativa che oggi coglie il Teatro delle Albe è forse, nella sua semplicità, una delle più radicali nel panorama, perché ci invita con Thioro, un Cappuccetto Rosso senegalese, a riflettere non solo sui ruoli ma anche sui contesti e gli immaginari intorno a cui la narrazione può nascere e prendere forma, a partire da una reinvenzione dal respiro africano della fiaba occidentale.

Succederà questi sabato 23 e domenica 24 marzo, rispettivamente alle ore 21:00 e alle ore 16:30 nel Cortile dell’ITC Teatro di San Lazzaro (BO) con uno spettacolo aperto a grandi e piccoli dai 6 anni in su.

Ecco allora che dall'Europa del Nord ci sposteremo in Senegal per passeggiare con Thioro non per il bosco ma per la savana, pronti a fare i conti non più con il lupo ma con l’imprevedibile Buky la iena, in un viaggio bruciante e ritmato attraverso l’Africa e le sue tradizioni, ispirate a temi, riflessioni, paure e desideri molto vicini al folklore europeo e a quello del Lontano e Medio Oriente. 

Thioro Ph Sara Colciago

Foto: Thioro © Ph. Sara Colciago 

La paura, di sé e dell’altro, la messa in crisi dello stereotipo, l’indagine che scava ciò che precede la percezione del pericolo e disegna il perimetro del nostro istinto di conservazione sono alla base di una storia che non è mai passata e che Thioro riporta con forza all'attualità, indicandoci la strada di un pacifico scambio, di un percorso di conoscenza reciproco, qui veicolato dalla condivisione comunitaria dell’atto teatrale, filo rosso che lega moltissime culture.

Il canto e la danza senegalesi si intrecceranno così alla cifra del Teatro delle Albe e del regista Alessandro Argnani, un meticciato teatrale che nasce negli anni Ottanta, dal sogno della Romagna africana portato avanti da Marco Martinelli e Ermanna Montanari, che già allora cominciavano a interrogarsi sulle storie dei vu’ cumprà che passavano per le spiagge della riviera.

Fu così che griot, musicisti e attori vennero reclutati per comporre una vera e propria compagnia afro-romagnola, che, passando per Arlecchino e Ubu Roi, grazie all'incontro con l’attore e regista Mandiaye N’Diaye, è arrivata a fondare con lui, nel suo villaggio natale di Diol Kadd, il Takku Ligey Théâtre. 

Scomparso nel 2014 Mandiaye lascia oggi la sua eredità al Ker Théâtre Mandiaye N’Diaye, qui in scena in scena con gli attori delle Albe, e insieme a Thioro ci ricorda che “uno spettacolo è straniero ovunque vada in scena. La teranga, l’ospitalità senegalese, ha alla base l’idea che attraverso l’ospite si possa conoscere se stessi, perché lo straniero è specchio di chi lo accoglie. Quando una cultura viaggia riesce a toccare aspetti di chi la incontra che questi, immerso nel suo mondo, fatica a scorgere”.

Lucia Cominoli

Per ulteriori informazioni: www.itcteatro.it | www.teatrodellealbe.com | www.titivillus.it

Condividi

FacebookTwitter
BLOG COMMENTS POWERED BY DISQUS
×
Iscrizione alla newsletter
Iscriviti tramite il nostro servizio di abbonamento gratuito di posta elettronica per ricevere le notifiche quando sono disponibili nuovi articoli.