LILA, un impegno lungo trent’anni

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Sono ormai trent’anni che la LILA è impegnata a cercare di sconfiggere l'HIV.

La LILA (Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS) è un’associazione nata nel 1987, senza scopo di lucro, e che opera su tutto il territorio grazie alle sue numerose sedi nelle quali lavorano volontari, professionisti e anche gente sieropositiva. La LILA collabora anche con altre associazioni nazionali e internazionali cercando di svolgere un’opera di prevenzione della malattia ma anche tutelando i diritti dei malati che spesso non vengono garantiti e prova a reinserire le persone sieropositive nel tessuto sociale e lavorativo in modo che non si sentano emarginate essendo proprio il senso di solitudine uno dei maggiori disagi che si provano quando si è malati.

La sede nazionale si trova a Como ed è praticamente il centro operativo, il luogo di riferimento ma come vi dicevo ci sono sedi dislocate un po’ in tutto il paese e anche in Europa perché si tratta comunque di un virus che non conosce confini, non fa distinzione di età, sesso o razza e la sua diffusione, nonostante i notevoli progressi, continua inarrestabile e continua indiscriminatamente in ogni zona del mondo.

Il 12 giugno a Siena si terrà il convegno dedicato ai trent’anni dell’associazione, una serata durante la quale ci saranno discussioni, dibattiti e alla quale prenderanno parte medici, esperti, attivisti per parlare dei progressi fatti riguardo la prevenzione del virus ma anche per dare una speranza per il futuro perché l’HIV pone ancora troppe sfide ed è tuttora una vera piaga sociale. Certo, sono stati fatti grossi passi avanti e i successi sono andati aumentando ma l’infezione continua a propagarsi dal nord al sud del mondo e a ciò, come se non bastasse, si aggiunge il fatto che l’AIDS resta un tema delicatissimo perché riguarda ambiti di vita molto privati come le libertà personali, il piacere, l’identità di ognuno e il sesso, tutte tematiche tabù che possono causare pregiudizi e stereotipi che difficilmente verranno sconfitti ed eliminati dalla società.

Foto Di Mani E Fiocchetti Rossi

Foto: mani che tengono sul palmo i fiocchetti rossi

In teoria quindi non c’è molto da celebrare, è un semplice convegno informativo perché bisognerebbe fare di più, moltiplicare gli sforzi e combattere le resistenze di molti: la disinformazione e le ingiustizie sociali riguardanti la malattia sono ancora presenti e fortemente radicate, le persone sieropositive sono considerate individui da tenere a distanza, da allontanare dalla società perché inaffidabili e poco capaci. Vivere con l’HIV non è semplice e non si tratta solo di problemi fisici ma come è stato sottolineato, soprattutto di problemi legati appunto alla sfera sociale; fare amicizia e avere una vita pubblica, trovare un lavoro sono ostacoli che non sempre si riescono ad abbattere proprio perché l’ignoranza che c’è su quest’infezione sarà forse impossibile da eliminare del tutto, la paura è più forte della comprensione.

La LILA cerca di rivolgersi anche a tutta la cittadinanza soprattutto ai più giovani, vuole coinvolgere i cittadini a diffondere informazioni e ad aiutare chi subisce ingiustizie, per fare in modo che la diffidenza che si può avere non esista più ed è dunque importante la collaborazione di tutti. Esiste un centralino al quale ci si può rivolgere che fornisce consulenze, informazioni e al quale si può anche chiedere di fissare un colloquio individuale durante il quale potranno essere presenti non solo medici ma psicologi ed esperti legali che potranno fornire al malato e alla sua famiglia tutti gli strumenti di cui necessitano. Un altro aspetto dell’associazione riguarda il lavoro dei tanti operatori che intervengono in strada o nei quartieri più a rischio e assistono le persone che hanno bisogno, distribuiscono opuscoli informativi e, grazie all’ausilio di alcune Unità Mobili, provano ad offrire sostegno e aiuto concreto a chi chiede aiuto, sono mini ambulanze attrezzate con tutto l’occorrente per offrire un primo soccorso.

Il lavoro della LILA deve proseguire, dobbiamo contribuire anche noi per fare in modo che l’associazione possa continuare a sviluppare i suoi progetti in modo da aiutare quante più persone possibile e soprattutto bisogna iniziare ad abbattere quel muro di diffidenza presente ancora nella nostra società.

Valentina Trebbi

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