Mostra: Tempo d’Esilio

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Quando l’Emilia-Romagna fu a fianco del popolo cileno tra il 1973 ed il 1988.

Un'esposizione storico-documentaria ricorda l’aiuto che l’Italia diede ai rifugiati politici cileni durante il periodo della dittatura militare retta dal Generale Augusto Pinochet (1973 - 1988). Alcuni di questi rifugiati si stabilirono definitivamente in Italia, molti di loro in Emilia-Romagna. La mostra, organizzata da tre enti: l’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna; l’Istituto per la Storia e le Memorie del ‘900 Parri E-R; il Museo de la Memoria y los Derechos Humanos di Santiago del Cile, è stata inaugurata lo scorso 11 settembre, giorno dell’anniversario del Golpe Militare (11 settembre 1973) e dell’assassinio del Presidente eletto Salvador Allende. 

Al Convegno, aperto dalla Presidente dell’Assemblea Regionale Simonetta Saliera, ha partecipato anche l’Ambasciatore del Cile in Italia, Fernando Ayala Gonzalez, il quale ha rivelato che un film documentario sul ruolo dell’Ambasciata Italiana in Cile, durante il periodo della dittatura, sta per essere ultimato dal regista Nanni Moretti (e verosimilmente sarà visibile nei prossimi mesi).

Costituita da materiale fotografico e di ricerca storica (che viene riassunto in un volume disponibile ai visitatori) la mostra chiuderà il prossimo 31 ottobre, ed è collocata nell’Atrio dell’Assemblea Legislativa in Viale Aldo Moro 50: i giorni di visita sono soltanto quelli feriali, cioè dal lunedì al venerdì, fra le ore 9:00 e le 18:00. «Ma si tratta soltanto della prima tappa di un lavoro di ricerca storica che sta continuando» come ricordato da Nadia Baiesi, Responsabile della Sezione Didattica dell’Istituto Parri «e che in capo ad un altro anno produrrà ulteriori risultati riguardo la storia dei rifugiati politici cileni in Italia, e del rapporto che l’Emilia-Romagna (e l’Italia in generale) mantenne con il Cile durante quel tragico periodo.»

Cile   Protesta Dei Sostenitori Di Allende

Foto: la protesta dei cileni a sostegno di Salvador Allende  

Sin dalle prime ore successive al Golpe, molti cileni scavalcarono i cancelli dell’Ambasciata d’Italia: secondo le testimonianze dei diplomatici allora in servizio, guidati dall’Ambasciatore Tomaso de Vergottini (non accreditato in quanto l’Italia non riconobbe mai la dittatura militare), furono oltre 750 i cileni salvati dall’Italia, anche se molti di loro raggiunsero altri paesi. Ma la loro permanenza presso l’Ambasciata si prolungò per circa un anno e mezzo (fino ad aprile 1975), periodo durante il quale la residenza diplomatica si trasformò in una sorta di comune governata dai rifugiati attraverso un sistema di auto-gestione, sotto il controllo dei diplomatici.

La repressione attuata dal regime militare fu feroce: secondo i dati ufficiali del Cile raccolti dopo il ritorno della democrazia (1990), oltre 31.000 cileni subirono detenzioni illegali e torture (tra cui un migliaio di minorenni) e 3178 furono uccisi o fatti sparire (“desaparecidos”) dopo l’arresto. Oltre mezzo milione furono i cileni che abbandonarono il paese

Il Generale Pinochet lasciò il potere nel 1990, dopo la sconfitta subìta nel referendum del 5 ottobre 1988 (cui fu costretto soprattutto dalle pressioni internazionali), quando il popolo cileno bocciò la sua richiesta di mantenere il potere per altri 8 anni. Pinochet rimase Comandante dell’Esercito fino al 1998, poi divenne Senatore a vita: ma nell’ultima parte della sua vita dovette subire l’arresto ed il procedimento per crimini contro l’umanità, gli fu revocata l’immunità parlamentare, e morì nel 2006 (all’età di 91 anni) agli arresti domiciliari presso l’Ospedale Militare di Santiago.

Andrea Vecchi

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