Pitti Uomo 92: i fatti e le cifre dell'industria della moda maschile

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Il 40% della moda europea è sotto il segno del made in Italy.

Quello della moda è un settore fondamentale per il nostro paese, alla 92ma edizione di Pitti Uomo, a Firenze, nella Fortezza da Basso, quest’anno erano presenti 1.231 brand, la metà dei quali stranieri.

Con 30.000 visitatori, 25.500 compratori e 8.400 acquirenti dall'estero, l’impatto di questa edizione è stato di conferma e incremento. Ai numeri lusinghieri dei mercati esteri di riferimento, cioè la Germania e i paesi europei, hanno fatto seguito i macro-numeri dei mercati Cinese, Giapponese e Russo. Resta consolidata e tendenzialmente al rialzo, la presenza italiana in Canada, Corea, Turchia e Usa.

L’Amministratore Delegato di Pitti Immagine Uomo Raffaello Napoleone, ha commentato i numeri della kermesse con queste parole: «La fedeltà dei compratori a Pitti Uomo si misura sul medio-lungo periodo, nelle edizioni estive 2009-2017, i compratori esteri sono passati da poco più di 6.000 a circa 8.000, una crescita al cui interno si sono intrecciate dinamiche diverse tra i vari paesi».

Il nostro secondo mercato, quello Giapponese, era presente con 16 marchi. Il Giappone conferma il suo amore per il made in Italy, non solo nel settore moda, ma anche per i nostri prodotti eno-gastronomici. L’industria della moda del paese del sol levante, oltre a essere presente con tante new-entry e riconferme, vedeva la presenza del manager Kazuo Kurobe, conosciuto nel settore come Carlo, ambasciatore della moda, anche italiana, in Giappone, eclettico fashionist, manager e artista. Il signor Kurobe, unisce competenze stilistiche a pittura, poesia… e perché no, alla floricoltura, praticata tra i fiori e roseti del suo giardino. Da anni frequenta le più importanti manifestazioni della moda ed è ospite fisso al Pitti Moda.

Il Fascionist Kazuo Kurobe E Gabriele Pasini Di Lardini Tokyo

A sinistra il signor Kurobe con Gabriele Pasini e a destra con Lino Sentiero (© www.facebook.com/kazuo.kurobe)

L’anno 2016, ha registrato un record per l’industria della moda maschile italiana, con un più 1,2%, e un fatturato pari 9 miliardi di euro, ma sul futuro grava l'incognita USA, poiché se venissero introdotti eventuali dazi sull’import, non solo la moda, ma tutto il made in Italy ne sarebbe gravemente penalizzato. Nel settore, l’Europa sta crescendo più di tutte le altre aree del mondo e la Russia è in forte ripresa nonostante le discutibili sanzioni, l’unico Paese che nel 2016 ha segnato una flessione sono gli Usa. Infatti, gli Stati Uniti, nel 2016 hanno segnato un calo del meno 8% dell’export, contro il più 17% del 2015. 

In base ai dati forniti dalla Camera nazionale della moda italiana, l'insieme di tessile, abbigliamento, pelletteria, scarpe e occhiali, vale circa 90 miliardi di euro di fatturato. Questo importo, è secondo per importanza solo all'industria metalmeccanica, garantisce l’occupazione a 700mila addetti e grazie al plusvalore prodotto dai lavoratori, genera il 50% del surplus commerciale italiano: 25 miliardi sui 52 miliardi del 2016. Se Pitti moda funziona bene, è anche grazie gli apporti fondamentali di Confindustria Moda e di Sistema Moda Italia (Federazione Tessile e Moda), una tra le più grandi organizzazioni mondiali di rappresentanza degli industriali del tessile e moda occidentali.

Le fiere del Pitti hanno una ricaduta economica anche sul territorio toscano e producono quasi 400 milioni di ricchezza, circa 11 volte il fatturato proprio di Pitti Immagine. Alla luce di questi numeri, l’Amministrazione della Città Metropolitana di Firenze, ha annunciato entro la primavera 2019, il restauro della Fortezza da Basso e il restyling degli spazi espositivi di Pitti Immagine.

Il contributo del governo, è venuto dal consiglio del Sottosegretario allo Sviluppo economico Ivan Scalfarotto, che accennando al progetto Industria 4.0, ha consigliato che le manifestazioni dedicate all’uomo di Firenze e Milano, invece di competere sappiano essere sinergicamente collaborative.

Luciano Bonazzi

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