La SLA e le stelle

Editoriali
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Stephen Hawking all’età di 76 anni è morto.

Nel 2016, in occasione del 20esimo anniversario della costituzione della Virtual Coop, l’avevamo cercato, ma non siamo riusciti a contattarlo, grazie al grande filtro che gli faceva il suo staff. In fondo la nostra Cooperativa non è che una piccola realtà sconosciuta ai più, soprattutto all'estero.

Lo volevamo tra noi quale simbolo di quei disabili che non mollano mai, che sanno guardare a quello che hanno e se ne fregano di quello che manca loro. L’handicap per lui, così come per tanti altri, non era un freno, ma uno stimolo, qualcosa che spingeva a fare sempre di più e meglio. Ha preso quello che aveva, l’intelligenza e l’ha offerta all'intero mondo.

Fin dall'età di 21 anni, sapeva già di cosa sarebbe morto, sarebbe stato stroncato dalla SLA, ma lui è scappato, è fuggito tra le stelle, attaccato ore ed ore e vari telescopi del mondo, fino a vedere quello che per eccellenza è invisibile, i buchi neri. 

Stephen Hawking

Foto: primo piano di Stephen Hawking (08/01/1942 – 14/03/2018) 

Non contento si è addentrato nei meandri del pensiero scientifico, cercando di unificare le due narrazioni che attualmente spiegano l’origine e il funzionamento dell’universo, la relatività e la teoria quantistica.

Negli ultimi anni si è occupato delle conseguenze che possono avere le scoperte scientifiche sul futuro dell’umanità, analizzando con particolare efficacia le conseguenze che può portare l’uso indiscriminato delle intelligenze artificiali.

Stephen, questo gomitolo d’uomo attaccato al computer, consegna a tutti i disabili un’eredità molto pesante, occorre lasciare nella vita molto di più di quello che si è ricevuto.

Maurizio Cocchi

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