Giuseppe Fava, un eroe mai dimenticato

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Oggi che si commemora la strage di Via d'Amelio, vogliamo ricordarlo come colui che diede la vita per la verità.

Giuseppe Fava, giornalista, sceneggiatore e appassionato di teatro era un uomo carismatico, pieno di idee amato da tutti coloro che lavoravano con lui, fu direttore responsabile del ”Giornale del Sud” e in seguito, rimasto senza lavoro, fondò la rivista “I Siciliani”, un mensile schierato con il movimento antimafia che si batteva per denunciare e eliminare questa piaga dalla società.

Ciò che interessava a Fava era la verità ad ogni costo, voleva sminuire il potere che esercitava la criminalità, con i suoi articoli voleva rendere la terra di Sicilia un posto migliore e non solo la patria di mafiosi e delinquenti, voleva far capire che c’era anche del buono nascosto ma che la paura esercitava una pressione costante.

Scrisse molte opere teatrali come “Opera buffa”, “Delirio”, “Sinfonia d’amore” e tante altre che non vennero mai rappresentate, senza dimenticare il contributo che diede nel curare la sceneggiatura del film “Palermo or Wolfsburg” che vinse l’Orso d’Oro al Festival di Berlino del 1980. 

Il suo lavoro non si fermò qui, scrisse anche saggi come: “Processo alla Sicilia” o “Mafia. Da Giuliano a Dalla Chiesa”, opere di narrativa tra le quali: “Prima che vi uccidano”, “Gente di rispetto” e “Passione di Michele”, quest’ultimo ispirò il film che vi dicevo prima, vincitore a un importante festival cinematografico.

Scena Dal Film Palermo Or Wolfsburg

Foto: scena dal film "Palermo or Wolfsburg" © The New Yorker

Nel corso degli anni le sue inchieste scossero il mondo mafioso e in parte, ne contribuirono allo smantellamento ma questo suo impegno lo pagò caro, con la vita e infatti ilo 5 gennaio 1984 venne ucciso da 5 proiettili che gli spararono mentre era ancora in macchina. All'inizio provarono ad etichettare l’omicidio come un delitto passionale perché la pistola utilizzata non sembrava quella usata dai mafiosi e le istituzioni per prime si affrettarono a dire che in fondo a Catania, la città di Fava, la mafia non esisteva.

Ma ben presto, grazie anche alle indagini personali condotte da Fava sui vari clan mafiosi e alle accuse rivolte a questi, si arrivò al processo denominato “Orsa Maggiore 3” al termine del quale vennero condannati vari appartenenti alla criminalità organizzata tra cui Nitto Santapaola ritenuto il mandante dell’omicidio.

Fava era un personaggio scomodo che iniziò a indagare in un campo ritenuto minato soprattutto perché scoprì delle possibili affiliazioni tra mafia e istituzioni e questo costituiva un rischio per molti che si professavano strenui difensori della giustizia e della legalità ma in realtà era solo una facciata e di conseguenza, distruggere questo castello di certezze era un grosso pericolo che lui però decise di correre.

Claudio Fava

Foto: Claudio Fava figlio di Giuseppe Fava © Il Gazzettino di Sicilia

Il giornalista ha pagato con la vita questa scelta coraggiosa ed è anche per questo, per ricordarlo che nel 2002 è nata la fondazione a lui dedicata che si prefigge lo scopo di mantenere vivo il suo ricordo, di promuovere attività per i giovani siciliani e di sviluppare una cultura antimafia.

È da poco andato in onda un film tv dal titolo “Prima che la notte” in cui l’attore Fabrizio Gifuni interpretava il famoso giornalista e che ha ben rappresentato gli ultimi anni di vita di questo straordinario personaggio, una ricostruzione resa possibile anche grazie al contributo del figlio Claudio, che ha voluto rendere omaggio a suo padre e far ammirare e capire il coraggio di un uomo come tanti ma per il quale la giustizia, la verità erano alla base della vita.

Valentina Trebbi

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