In ricordo di Masina, eclettico giornalista e scrittore

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Lo scorso 27 giugno si è spento Ettore Masina, fu anche impegnato nella politica e nella cooperazione internazionale. 

Il prossimo 4 settembre avrebbe compiuto 89 anni: era nato nel 1928 a Breno (BS), in Val Camonica. A molti il suo nome non dirà nulla: ma a coloro che (come chi scrive) ricordano la Rai - Tv degli anni ’70, dirà molto. Masina nel periodo 1976 - 1980 fu conduttore del TG 2 diretto da Andrea Barbato: curò rubriche come “Gulliver” e “Spazio 7”, ma il cambio di direzione al TG 2 portò alla sua emarginazione. Così nel 1983 si dimise dalla Rai ed entrò in politica: dal 1983 al 1992 fu deputato della Sinistra Indipendente, gruppo di indipendenti eletti nelle fila del PCI. Alla Camera dei Deputati ebbe molti incarichi: segretario della Commissione di Vigilanza sulla Rai (1987 -1992); membro della Commissione Esteri; presidente del Comitato per i Diritti Umani.

Masina era un vaticanista, ed in qualità di informatore religioso era entrato alla Rai nel 1969. Si è sempre definito orgogliosamente “catto - comunista”, nel senso di un connubio fra cattolicesimo e comunismo all’insegna del terzomondismo e dell’impegno a favore degli ultimi. In questo Masina è sempre stato coerente, ed è stato apprezzato da molti. Era cresciuto a Varese: il padre era un Ufficiale dei Carabinieri, e la famiglia lo aveva seguito nelle sue varie destinazioni (Bengasi, Brescia, Milano, e infine Varese). Il ragazzo Masina, dopo aver frequentato il Liceo Classico ed essere entrato nell’Azione Cattolica, intraprese gli studi di Medicina: ma li abbandonò per dedicarsi al Giornalismo.

Iniziò la professione nel 1952, prima lavorando per “Il Popolo di Milano” e poi per “Il Giorno” (quotidiano dell’ENI) dal 1960 al 1972. Nel 1964 fu inviato a Roma per seguire i lavori del Concilio Vaticano II, aperto da Papa Roncalli (Giovanni XXIII). Le sue cronache lo resero molto credibile: il giornale francese “Le Monde” definì Masina come “il giornalista più vicino al pensiero se non alla persona” di Papa Montini (Paolo VI), che fu il successore di Roncalli e morì nel 1978. Masina aveva conosciuto il conterraneo Montini nell’immediato dopoguerra, prima ancora che quest’ultimo divenisse Arcivescovo di Milano. Con Paolo VI compì il viaggio in Terra Santa nel 1964: per il giovane Masina quel viaggio fu una folgorazione.

Il Libro Di Masina LArcivescovo Deve Morire

Foto: libro di Masina “L’Arcivescovo deve morire”

Conobbe la condizione di estrema indigenza dei palestinesi, in particolare attraverso il contatto con il prete operaio francese Paul Gauthier, carpentiere a Nazareth, che si dedicava a costruire case per i palestinesi. Così decise di fondare assieme a Gauthier la Rete Radié Resch, dal nome di una bambina palestinese morta di polmonite in una baracca mentre aspettava la costruzione della sua nuova casa. Era questo lo scopo dell’associazione, che Masina coordinò per 30 anni. Poi fu anche Presidente delle Associazioni Italia - Vietnam e Italia - Sudafrica. Nel 1998 ricevette dall’Archivio Disarmo il Premio “Colomba d’Oro per la Pace”. Fu amico anche di un altro prete scomodo, David Maria Turoldo.

Masina ha scritto molto: saggi religiosi, romanzi e racconti, diari e biografìe. Fra tutti i suoi lavori ricordiamo quello a cui forse lo stesso autore teneva di più: “L’Arcivescovo deve morire”, edito una prima volta nel 1995 (Gruppo Abele), e poi riedito nel 2011 (Il Margine). È la biografìa di Oscar Romero, il vescovo assassinato nel 1980 (mentre celebrava una messa) da un sicario della dittatura militare che affliggeva il suo amatissimo paese (El Salvador, Centro - America).

Andrea Vecchi

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