Le donne modenesi provano l’hijab alla Festa della donna islamica

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Le donne musulmane della Moschea in via Portogallo a Modena, insegnano alle donne italiane a indossare l’hijab.

Si è trattato di un’iniziativa ad alto valore simbolico nel segno dell’integrazione, per insegnare alle donne italiane che nell’hijab non v’è nulla di male. La simpatica iniziativa si è svolta una quindicina di giorni dopo l’8 marzo occidentale, erano presenti musulmani e non, donne, uomini, famiglie, ragazze col velo e senza.

Secondo i precetti islamici, si è trattato di una celebrazione non scontata poiché l’islam non celebra feste laiche e occidentali. La Moschea di via Portogallo, Casa della Saggezza, Misericordia e Convivenza ha superato le barriere e, non nuova iniziative simili, ha teso la mano alle donne italiane, senza oltrepassare l’islamicamente corretto.

«Non è la prima volta che organizziamo la Festa della donna e non è la prima iniziativa laica che celebriamo in Moschea», ha dichiarato Adil Laamane, vice presidente della comunità islamica di via Portogallo. Oltre alla giornata "Moschea Aperta", la Casa della Saggezza ogni anno festeggia il 25 aprile e il 2 giugno, cioè ricorrenze civili italiane: in questo senso il centro di via Portogallo si distingue da altre moschee.

Le ragazze della Casa della Saggezza, affiliata all'organizzazione di carattere nazionale Partecipazione e Spiritualità Musulmana, hanno predisposto un buffet e una postazione riservata alle donne italiane affinché indossassero l’hijab: il velo islamico per eccellenza!

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Nella foto: la Presidente della Camera Boldrini indossa il chador durante la visita alla Grande Moschea di Roma

Nella sala gremita dalla folla, il portavoce Adil Laamane ha dichiarato: «Parlare della condizione femminile nel mondo islamico, è necessario e doveroso soprattutto in questi tempi in cui l’Islam e le donne velate vengono stigmatizzati». L’Imam Idriss Bakari ha parlato delle donne come tema centrale del Corano: «Con l’avvento dell’Islam in Arabia, comincia il processo di emancipazione della donna araba che fino ad allora godeva di uno status poco invidiabile».

Il velo dunque come simbolo di libertà e fattore d’emancipazione e indipendenza femminile, ha detto Amal Chitam. ha poi preso la parola l’assessore alle Politiche Sociali Giuliana Urbelli del Comune di Modena che ha dichiarato che era presente «… per costruire la società del futuro», Marco Coltellacci della segreteria vescovile ha affermato: «… festeggiare la Festa della donna in Moschea è un gesto di grande importanza…». La presidente del Consiglio Comunale Francesca Maletti ha lodato l’iniziativa e sottolineato il valore di una società plurale e democratica. Emanuela Gozzi della Cgil ha dichiarato: «Siamo pronti a costruire una società più giusta con i musulmani di Modena».

A rappresentare il mondo civile, hanno partecipato: Mirella Montanari dell’Anpi, Rossella Caci dell’Acli, Cesare Pizzolla della Fiom, i consiglieri Walter Stella, Antonio Carpentieri, Domenico Campana, Giorgio Bonini di Porta Aperta, Silvio Simonetti della Commissione diocesana per l’ecumenismo, Esther Ribaudo del Movimento dei focolari e alcune classi medie della scuola Marconi-Comprensivo 10 accompagnati dalla professoressa Jessica Bruini.

Luciano Bonazzi

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