Smartworking: un nuovo modo di lavorare

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Si tratta di un innovativo modo di lavorare, ma il “lavoro agile” fatica ancora a decollare.

Presto le piccole e medie imprese adotteranno lo “smartworking” un nuovissimo metodo di lavoro che dovrebbe coinvolgere circa 5 milioni di persone, ritenuto efficacissimo perché è stato dimostrato che aumenta la produttività e anche il benessere dei dipendenti, un aspetto da non sottovalutare anzi questi due elementi sono strettamente collegati tra loro; lavoratori più sereni vuol dire maggior produttività. Per alcuni questa modalità di lavorare è già da archiviare, non ha mai preso piede ma in realtà essa è la nuova sfida del futuro, un traguardo da raggiungere perchè il lavoro smart, cioè agile significherebbe una rivoluzione positiva nel mondo del lavoro, vorrebbe dire poter lavorare fuori dall’ufficio per 2 giorni a settimana o 4 volte al mese. Adottando questo metodo si possono gestire in autonomia gli orari mentre i tempi di trasferta naturalmente sono azzerati, si rinuncia alla scrivania fissa per una postazione di coworking che ruoterà periodicamente e tutto ciò potrebbe contribuire ad avere risultati migliori sul lavoro in tempi più brevi.

Questo fenomeno è già diventato realtà in molte aziende, ma le resistenze sono ancora troppe e si tratta di resistenze di tipo culturale infatti a differenza degli altri paesi europei e degli Stati Uniti, in Italia prevale ancora la mentalità del comando del controllo e della presenza in ufficio invece per fare smartworking bisogna cambiare questa visione su tutti i livelli. Ề stato dimostrato che il lavoro smart conviene non solo alle aziende, ma anche alle persone e di conseguenza alla società, si otterrebbe un buon risparmio tra ferie, malattie e permessi per uscire e come conseguenza il lavoro migliorerebbe di qualità e anche la quantità raddoppierebbe percheè le performance dei singoli individui sarebbero migliori.

Questo fenomeno si è già diffuso nel settore bancario, assicurativo e dei servizi e pian piano si stà facendo strada nella moda mentre il settore manifatturiero è ancora molto restio ad introdurlo, ma aderire a questo metodo è una libera scelta, è facoltativo in quanto coinvolge direttamente il dipendente e l’azienda quindi non è un obbligo e non serve nemmeno una contrattazione sindacale, c’è totale libertà di manovra. Va detto che quest’opportunità si potrà applicare solo a contratti di lavoro subordinati però lo stipendio non verrà toccato e non ci sarà bisogno di indicare la sede alternativa in cui si lavorerà come invece accade per il telelavoro che tuttavia non ha mai avuto successo in Italia, vanno fissati orari, tutele sulla sicurezza e anche sulla salute. Ma tutte queste regole incentiveranno la diffusione del metodo oppure saranno un deterrente? Le persone vorranno provare a cambiare modo di lavorare? Per esempio alla Vodafone è già stato sperimentato e il cambiamento si è fatto sentire ma si è provato a far leva sul rapporto di fiducia che deve esserci tra capo e collaboratori e i dipendenti pare abbiano apprezzato.

Questo tipo di lavoro agile sarebbe perfetto soprattutto per le donne che devono conciliare di solito, molteplici impegni anche se la maggior parte degli smartworker è costituita da uomini; pensare però al nuovo metodo solo come una risposta alle necessità femminili è sbagliato e riduttivo, non si tratta di una questione di genere ma di una nuova possibilità di lavorare e di iniziare a proiettarsi infuturi scenari lavorativi così da non rimanere indietro.

Valentina Trebbi

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